LA NOSTRA STORIA: IL NUOVO TORRAZZO

Settimanale d’informazione della diocesi di Crema

La storia della stampa della diocesi di Crema è iniziata nel 1892. La primissima testata diocesana cremasca fu L’Eco della Stampa Cattolica (rivista mensile pubblicata dal 6 luglio 1892 al 1893), poi: Eco Cattolica (rivista quindicinale pubblicata dal gennaio 1893 al marzo 1893), Nuova Eco Cattolica (dal 1° aprile 1893 all’agosto 1896), La Voce del Popolo di Crema (settimanale pubblicato dal 5 settembre al dicembre 1896), Il Cittadino (bisettimanale, organo ufficiale del Comitato per l’Opera dei Congressi, pubblicato dal 1° gennaio 1897 al 1898), Il Torrazzo di Crema (settimanale, pubblicato dal 1° luglio 1899 al 1918) e L’Era Novella (settimanale, pubblicato dal gennaio 1919 al novembre 1925).

Infine, nel 1926, la nascita dell’ottava testata, Il Nuovo Torrazzo (che riprendeva una testata precedente), grazie alla santa cocciutaggine degli uomini di quel tempo, che non si perdevano d’animo, e la spinta di mons. Minoretti.

I direttori della storia del settimanale della diocesi di Crema sono stati: il maestro Angelo Scotti (dal 1926 al 1927), don Battista Cappellazzi, che firma il giornale dal 29 gennaio 1927 fino al 1941; don Natale Arpini, dal 2 marzo 1941, fino al 1950; mons. Giuseppe Facchi dal 1950 al 1968; don Michele Bertazzoli, dal 26 ottobre 1968 al 1989. Sesto direttore – ancora in carica – della storia de Il Nuovo Torrazzo don Giorgio Zucchelli, dal 2 settembre 1989. Dal 2005 al 2010 don Zucchelli è stato presidente nazionale della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (Fisc) che raggruppa 189 testate diocesane sparse nell’intero Paese

Oggi Il Nuovo Torrazzo è proprietà della Fondazione Opera diocesana “San Pantaleone”.

Ha una tiratura media settimanale di circa 16.000 copie per un bacino d’utenza di circa 100.000 persone (il territorio diocesano e qualche località della diocesi di Cremona ma che fanno riferimento, dal punto di vista della vita civile ed amministrativa) al Cremasco. Per tale motivo esce in due edizioni: una prima per la diocesi di Crema e una seconda per le località della diocesi di Cremona. Si tratta di una notevole penetrazione. Secondo i calcoli scientifici i lettori dovrebbero essere nell’ordine di 45.000… praticamente la metà degli abitanti del territorio.

Il giornale viene diffuso in abbonamento (80%) e in edicola (20%). È stata da sempre esplicitamente esclusa la vendita nelle chiese per non dare l’immagine di un giornale ecclesiastico e per essere là dove sono tutti gli altri giornali del territorio.

Fino al 2005 il settimanale veniva prevalentemente distribuito tramite posta. Data la difficoltà di Poste Italiane a garantire la consegna entro il sabato (la testata chiude in tipografia il venerdì notte), dal 2006 tutte le copie vengono distribuite privatamente con personale scelto e regolarmente retribuito dal giornale.

Il prezzo di abbonamento è volutamente basso per favorire la diffusione.

Il numero medio di pagine per numero è di 64. Con picchi fino a 72 pagine. Le uscite annuali sono 50.

Dal 1993 il giornale ha rivoluzionato la sua grafica passando da formato lenzuolo a forma “Repubblica”, con otto pagine a colori. In occasione della celebrazione dell’ottantesimo è stata presentata una nuova testata. Oggi pubblica fino a 24 pagine a colori, ma l’obiettivo è quello del full color.

La raccolta pubblicitaria avviene tramite concessionaria e in proprio.

Dal 1993 in poi il settimanale si è lentamente trasformato in una vera e propria azienda con un buon numero di dipendenti.

Il nuovo Torrazzo è un giornale generalista.

Tratta argomenti di ogni tipo

- cronaca locale: la maggioranza delle pagine

- cronaca nazionale e internazionale: una pagina (una e mezza) la settimana

- informazione ecclesiale locale, diocesana, italiana e universale:

quattro pagine

- nera e giudiziaria: una pagina

(concentriamo tutto qui secondo una scelta ormai consolidata)

- politica e vita amministrativa: una decina di pagine

- economia e lavoro: due pagine

- sport: dieci pagine

- cultura: quattro pagine

- scuola: due pagine

- spettacoli: tre pagine

- costume: di specifico nulla

- numerose le pagine pagine di servizi (almeno una dozzina)

- ogni settimana viene pubblicato l’inserto di una delle quattro associazioni

di categoria presenti nel territorio.

- consistenti anche altri prodotti editoriali: magazine, fascicoli culturali e libri

Complessivamente i carichi informativi sono: 60,75% di cronaca, 10% di approfondimenti, 6,25% di articoli d’opinione, 23% di servizi.

Queste caratteristiche de Il Nuovo Torrazzo si ispirano alle linee dell’Istruzione conciliare Communio et Progressio che afferma: “L’attività degli scrittori cattolici si rivolge a tutto il vasto campo dell’informazione, della critica, dell’interpretazione di ogni settore e aspetto della vita odierna, e di ogni problema che preoccupa l’uomo d’oggi, ma sempre nella visione cristiana della vita. (...) La stampa cattolica sarà quindi come uno specchio fedele del mondo, e nello stesso tempo, un faro che lo illumini.” (n.138). La linea della stampa cattolica è dunque quella dell’informazione su tutta la realtà (“specchio del mondo”) con un suo specifico che è quello della visione cristiana della vita (“faro che la illumini”).

La scelta è quindi di un giornale d’informazione sul territorio caratterizzato da laicità, interessato all’intera realtà sociale, politica ed ecclesiale per interpretarla da un punto di vista cristiano. Un giornale di questo tipo si ritaglia un target di lettori che coincide con l’intera comunità cittadina locale ed entra nel concreto dei problemi del territorio con prese di posizioni sui fatti (anche politici) guadagnandosi notevole peso nell’opinione pubblica locale. Il settimanale diocesano è un giornale locale e popolare: come voce cioè del territorio.

Dal punto di vista ecclesiale Il Nuovo Torrazzo e i periodici diocesani sono giornali legati essenzialmente ai propri vescovi e alle Chiese locale e vanno considerati come elemento strutturale dell’evan­gelizzazione diocesana. Anzi, per la loro conformazione, si propongono come avamposti nella missione perché possono arrivare anche là dove i tradizionali strumenti della pastorale non arrivano e presentano caratteristiche di linguaggio e di appetibilità che possono favorire una notevole penetrazione nei loro ambienti. Realizzano, insomma, l’idea missionaria della nuova evangelizzazione per cui la Chiesa si apre e si rivolge al mondo parlando un linguaggio comprensibile all’uomo d’oggi, per accompagnarlo nel cammino della storia.

Da punto divista civile i giornali diocesani si propongono come soggetti attivi nei singoli territori, strumenti tramite i quali si esprime e si realizza “la dimensione dell’appartenenza civile e sociale degli uomini.”

Informando in modo completo e corretto, rendono infatti coscienti i cittadini dei fatti e dei problemi del loro ambiente, favorendo la partecipazione civile.

Svolgono inoltre un’opera di controllo sociale: contribuiscono cioè al miglioramento della vita comune, assumendosi la responsabilità di farsi pubblica coscienza critica.

Si fanno luogo di presenza e promozione attiva dei vari soggetti sociali; strumenti di espressione della base popolare, attivando la partecipazione alla gestione della cosa pubblica; si propongono come luogo di confronto favorendo la maturazione civile dei lettori. In tal modo i giornali diocesani svolgono un vero e proprio servizio democratico.

In una società che privilegia l’incontro superficiale, i settimanali cattolici diocesani sono tessitori di legami forti perché diventano una sorta di rete di collegamento che contribuisce a costruire sia la comunità civile, sia la comunità ecclesiale. Costruiscono la società in un singolo territorio, ponendosi al centro delle relazioni tra i cittadini, i gruppi sociali, i diversi livelli istituzionali; costruiscono la Chiesa locale favorendo l’incontro tra i credenti, le associazioni, i movimenti ecclesiali, i pastori e il popolo di Dio. In tal mondo rafforzano l’identità di un territorio e di una Chiesa particolare, aprendosi nello stesso tempo al Paese, al mondo e alla Chiesa universale. Sono in questo senso un’espressione eminente e uno strumento prezioso della carità cristiana.