CREMA - 15/07/2017
UNA LIBERA SCELTA EDUCATIVA
UNA LIBERA SCELTA EDUCATIVA
Giovedì, i rappresentanti del mondo educativo lombardo, hanno incontrato, su invito dell’assessore Aprea, presso la sede della Regione, il Commissario Ue all’Educazione e Cultura, l’ungherese Tibor Navracsics. Un positivo confronto sulle eccellenze lombarde anche in campo scolastico.
Presente, tra gli altri, suor Anna Monia Alfieri, presidente della Fidae Lombarda (l’associazione delle scuole paritarie). L’abbiamo ascoltata per fare un po’ il punto sulla situazione delle paritarie italiane che si dibattono ancora in gravi difficoltà per una persistente discriminazione di cui sono vittima. Ancora oggi, ad esempio, i risicati fondi statali non arrivano, creando grossisime difficoltà ai gestori. In più si pone il problema dell’abilitazione dei docenti, oggi praticamente bloccata.

Suor Anna, come è andato l’incontro con il commissario europeo?
“Mentre mi chiedevo se lo Stato italiano potesse continuare a perdere così tanto tempo, ignorando che il sistema scolastico italiano è classista, regionalista e discriminatorio, e invitavo l’Europa, a richiamarci su questo (altrimenti l’Italia non si muove), il Commissario mi guardava, lui che proviene dall’Ungheria, dove la libertà di scelta educativa è storia, dove la discriminazione del diritto di apprendere è considerata un crimine. Mi guardava e forse avrà pensato: ma come? L’Italia, patria della democrazia, che si vanta di essere culla d’Europa, è così mal messa?”

Eppure i Pentastellati contestano ancora che lo Stato “finanzi” le scuole paritarie, che ne pensa?
“Il Movimento 5 Stelle probabilmente considera il genitore incapace di intendere e di volere, per cui lo Stato lo sostituisce nel compito di educare, spettante per diritto naturale alla famiglia. In realtà il diritto di apprendere spetta al bambino e al giovane senza alcuna discriminazione. Alla famiglia spetta la responsabilità educativa, che non può esercitarsi senza libertà di scelta e che domanda pertanto un pluralismo formativo fatto di scuole pubbliche statali e scuole pubbliche paritarie.”

La gente parla ancora di “scuole private”...
“Debbo di nuovo chiarire con forza che “pubblico” e “statale” non sono sinonimi. Ciò che è “pubblico” (che svolge, cioè, un servizio rivolto a tutti i cittadini) non necessariamente è “statale”. Le scuole paritarie che assolvono i requisiti previsti dalla Legge 62/2000, sono scuole pubbliche. La scuola paritaria rappresenta la “seconda gamba” del Sistema Scolastico Nazionale Integrato; diversamente esso non si potrebbe definire tale, ma sarebbe un Sistema Scolastico Nazionale Statale, e dunque privo di libertà di scelta educativa”.

E sui fondi in realtà oggi lo Stato risparmia con le Paritarie.
“Certo. I Pentastellati non considerano che oggi un alunno della scuola pubblica statale costa al contribuente in media quasi 7.000 euro all’anno, per una spesa totale di 56 miliardi di euro; per la scuola pubblica paritaria lo Stato investe invece 499 euro per allievo per un totale di 500 milioni annui. Quindi risparmia 6 miliardi di euro all’anno. Sono dati del Miur e della Corte dei Conti.”

Da dove dobbiamo ripartire per risolvere finalmente la situazione?
“L’idea resta sempre la stessa: vogliamo o no porre al centro lo studente e il suo diritto di apprendere, restituendo alla famiglia la possibilità di agire liberamente la propria responsabilità in un pluralismo educativo? Anche il decreto legislativo che istituisce il sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a 6 anni, riafferma il diritto inviolabile all’educazione, che spetta a tutti i bambini senza alcuna discriminazione. Il decreto cita testualmente la Costituzione del 1948. Ma quali passi concreti mette in atto poi per garantire il diritto riconosciuto?
In Italia restano inapplicati due diritti fondamentali, la libertà di scelta educativa e la libertà di insegnamento. Con l’approvazione della Legge 62/2000, non si è concluso il percorso legislativo voluto dai Costituenti con l’art. 30 e 33, commi 3 e 4 relativi alla parità scolastica. Manca ancora il passaggio più naturale e coerente, quello economico: un diritto senza applicazione è un falso.”

Cosa propone in concreto?
“Dobbiamo necessariamente metter mano in modo serio alla scuola, che è un colabrodo: perde risorse da tutte le parti! Alla luce di quanto detto, la sola vera soluzione è il costo standard di sostenibilità per studente.
Una soluzione che ottimizza tutte le componenti scolastiche: mette al centro lo studente stesso come protagonista primo, consente alla famiglia di scegliere e quindi di esercitare il proprio diritto costituzionale, può innescare una sana concorrenza tra le scuole (e quindi migliorarne la qualità), permette di toglie tutti gli attuali sprechi sotto lo sguardo garante dello Stato che – secondo uno studio portato avanti da me, da Marco Grumo e da Maria Chiara Parola – potrebbe risparmiare fino a 17 miliardi di Euro all’anno. Non so se mi spiego!”

Come funziona?
“Innanzitutto il costo standard, riconosciuto come spettante alla persona e alle famiglie si fonda sul “diritto inviolabile” della libertà di scelta educativa.
In concreto, va individuato il costo standard di sostenibilità, cioè quanto ogni allievo delle scuole italiane costa mediamente allo Stato (in realtà è già individuato individuato attorno ai 7.000 euro annui); tale costo viene interpretato come “quota capitaria” spettante all’allievo, in quanto legata al suo diritto all’educazione, con la possibilità del genitore di assegnare consapevolmente tale quota alla scuola che intende scegliere, sia statale che paritaria.”

Le discriminazioni nei confronti delle scuole paritarie non sono solo a livello economico, anche nel trattamento degli insegnanti. Mi riferisco all’annosa questione delle graduatorie, delle abilitazioni, richieste e praticamente impossibili da ottenere, e ora del nuovo metodo Fit...
“Noi delle paritarie dobbiamo assolutamente impegnarci a trattare con il Governo in modo che anche noi possiamo avere docenti che facciano il nuovo percorso Fit e poi abbiano la possibilità di scegliere se fermarsi nella Paritaria o nella statale.
La stessa ministra Fedeli ha detto che la nostra presenza è importante e significativa nel partecipare ai progetti di formazione dei docenti. Noi che docenti vogliamo? Dobbiamo abbandonare l’idea di fare per nostro conto.”

CREMA - 15/07/2017
® RIPRODUZIONE RISERVATA



  Stampa



Cultura & Scuola