EDITORIALI

15/07/2017 - CHARLIE GARD

Viviamo tutti con grande dolore la vicenda del piccolo Charlie Gard, il bimbo britannico di quasi un anno affetto da una malattia molto rara e degenerativa che colpisce i geni causando un progressivo deperimento muscolare. Patologia di cui si conoscono solo 16 casi in tutto il mondo.
Se è molto bello che tante persone di ogni Paese partecipino al dolore dei due genitori in un movimento di straordinaria solidarietà, la vicenda si presta anche a interpretazioni superficiali e a speculazioni di vario tipo, per cui è necessario chiarire bene il quadro etico.
Qual è la condizione del piccolo Charlie? Non lo sappiamo, non conosciamo il quadro clinico. Non abbiamo in mano elementi per dire se le cure in corso sono mezzi sproporzionati perché il processo verso la morte del piccolo è ormai irreversibile, o se invece il giudizio dei medici e dell’Alta Corte è un giudizio sulla qualità della sua vita: se cioè potrà vivere – non sappiamo quanto – in uno stato di grave handicap.
Se nel nostro caso si sta prolungando il processo del morire tramite mezzi o interventi ormai sproporzionati è lecito interrompere le cure e lasciare che Charlie possa andarsene serenamente in cielo. Risulta molto strano comunque il fatto che i medici non permettano ai genitori di procedere alle cure palliative a casa.
Se invece si tratta di un giudizio sulla qualità della vita del piccolo, una vita che potrà continuare pur in una condizione di grave handicap, non è moralmente lecito interrompere le cure.
Al proposito risulta ancora incomprensibile perché venga negata ai genitori la possibilità di sottoporre il figlioletto a una terapia sperimentale. Anche qui è necessario un piccolo approfondimento.
Innanzitutto va verificata l’ipotetica efficacia di tale intervento. Comunque nelle cure sperimentali si deve tener conto anche di una dimensione solidaristica: se quella proposta non avrà efficacia del tutto su Charlie, sperimentandola potrà essere utile a migliorare i cosiddetti protocolli per successivi bimbi. Tutto ciò a patto che non si aggravino ancora di più le condizioni del piccolo in questione.
Insomma, il problema è molto complesso e non bisogna diffondere un clima di sospetto nei confronti dei medici o dell’Alta Corte: non giova a nessuno. Quest’ultima dopo un primo giudizio sfavorevole alla volontà dei genitori si è di nuovo riunita per rivedere il caso e sentiremo la sua sentenza nelle prossime ore.


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