EDITORIALI

08/07/2017 - SVILUPPO

Il vertice di Tallinn di giovedì scorso e quello del G20 in corso ad Amburgo, hanno portato ancora alla ribalta la questione immigrati. La Ue offre solidarietà al nostro Paese, ma né Spagna né Francia acconsentono ad aprire i propri porti alle navi delle Ong. L’onere dell’accoglienza rimane totalmente sulle spalle di Italia e Grecia. Non è una bella testimonianza di solidarietà continentale. La ventilata chiusura dei porti da parte dell’Italia – come reazione al no europeo – e una regolamentazione delle procedure delle Ong ha ricevuto forti critiche dagli organismi della Caritas italiana ed europea.
Il problema è veramente complesso. L’emergenza è alta. Ma è, appunto, un’emergenza che richiede da noi la più grande prova di solidarietà, e che – nel contempo – va ridotta con un progetto che preveda interventi strutturali adeguati.
Non si tratta certo di chiudere i porti o di respingere le navi in mare, o qualcos’altro del genere. Il progetto è un altro: quello dello sviluppo dei Paesi di provenienza dei migranti, perché il meglio per loro (come per ogni persona) è che vi possano vivere dignitosamente. Certo, flussi e spostamenti migratori ci saranno sempre in un mondo globalizzato, ma nella normalità.
Lo indica ancora una volta anche papa Francesco che, in un accorato messaggio ai potenti del mondo riuniti ad Amburgo per il G20, scrive: “Non posso mancare di rivolgere ai Capi di Stato e di Governo e a tutta la comunità mondiale un accorato appello per la tragica situazione del Sud Sudan, del bacino del Lago Ciad, del Corno d’Africa e dello Yemen, dove ci sono 30 milioni di persone che non hanno cibo e acqua per sopravvivere. L’impegno per venire urgentemente incontro a queste situazioni e dare un immediato sostegno a quelle popolazioni sarà un segno della serietà e sincerità dell’impegno a medio termine per riformare l’economia mondiale e una garanzia del suo efficace sviluppo”.
Io mi chiedo dove sia l’Onu e perché non viene studiato uno straordinario piano di intervento economico-politico a favore di quei popoli, nei confronti dei quali il mondo occidentale ha gravissime responsabilità. Piano che metta fine all’instabilità politica e allo sfruttamento economico. I vescovi del Sud Sudan hanno ringraziato, nei giorni scorsi, il Papa per il suo interessamento di lunga data nei confronti del loro povero Paese. Francesco aveva previsto persino un viaggio laggiù. Per ora rimandato. Qualche segnale positivo in ordine allo sviluppo è venuto da Tallinn. Ma ci vuole più coraggio!


Torna all'elenco