EDITORIALI

06/05/2017 - FRANCESCO

È il 24 giugno 1219. Francesco s’imbarca ad Ancona, fa scalo a S. Giovanni d’Acri e da qui si rimette in navigazione per Damietta, roccaforte egiziana in riva al mare sul delta del Nilo, ove arriva verso la metà di luglio, accompagnato da molti suoi frati. Il 5 novembre assiste alla presa della rocca da parte dei crociati, rimanendo disgustato della loro sanguinaria cupidigia. Tra Cristianesimo ed Islam sono in corso le crociate, corre odio e le violenze, da ambo le parti, non finiscono mai.
Francesco ha in mente un progetto diverso. Il suo ardente desiderio è quello di predicare la fede cristiana ai musulmani. Ottiene finalmente dal legato pontificio di potersi recare, a suo rischio e pericolo, dal principe musulmano, il sultano Melek-el-Kamel. Gli dice: “Non da uomo, ma da Dio siamo stati mandati, per mostrare a te e al tuo popolo la via della salute e annunziarvi il Vangelo”. Il Sultano rimane particolarmente colpito e invita il santo di Assisi a rimanere con lui. Ma Francesco risponde: “Volentieri rimarrò con te, se tu e il tuo popolo vi convertirete a Cristo”. Poi chiede al Sultano la prova del fuoco. Se il fraticello sopravviverà alle fiamme, lui e il suo popolo si convertiranno a Cristo. Il Sultano, per paura di una rivolta, rifiuta l’estrema prova, ma rimane sbalordito dalla fede del piccolo frate.
È il 28 aprile 2017. Sono passati 798 anni. Francesco s’imbarca di nuovo a Roma e vola ancora in Egitto a Il Cairo. Nel mondo sono in corso duri attacchi terroristici contro i “crociati” e il commercio delle armi da parte degli occidentali fomenta numerose guerre. L’ardente desiderio di Francesco è quello di predicare la pace e la fratellanza tra tutte le religioni. Lo accoglie il Grande Imam Shaykh Ahmad Al-Tayeb, all’università di al-Azhar, il massimo centro teologico dell’Islam sunnita, dove si formano centinaia di imam di tutto il mondo. I due si sono già visti l’anno scorso a Roma.
Francesco chiama l’iman “fratello”, l’abbraccia, condanna la violenza e dice parole di pace: “Esiste un solo estremismo, quello della carità!” Al-Tayeb ricorda la tragedia delle guerre che obbliga migliaia di persone a fuggire dalle loro case. “Stiamo vivendo – dice – una delle più grandi tragedie della storia umana”. E aggiunge: “L’Islam non è una religione del terrorismo anche se un gruppo di seguaci ne manipolano i testi sacri.” E chiede ai leader delle fedi religiose: “Si levi il sole di una rinnovata fraternità in nome di Dio e sorga da questa terra, baciata dal sole, l’alba di una civiltà della pace e dell’incontro”. Parole nuove, parole profetiche.
E come Francesco d’Assisi, Francesco di Roma entra nella storia.


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