CHI SIAMO

Il Nuovo Torrazzo è un giornale diocesano di ispirazione cristiana che si ispira al documento che la Federazione Italiana Settimanali Cattolici ha presentato al Convegno Nazionale della Chiesa Italiana tenutosi a Verona nell’ottobre 2006

I SETTIMANALI DELLE DIOCESI ITALIANE COME SEGNI DI SPERANZA

La società di oggi sembra aver perso la speranza, tuttavia sente il desiderio di credere in qualcosa per dare un senso alla vita. Ha bisogno quindi di incontrare uomini di speranza e vedere segni di speranza.

La Chiesa è il grande segno di “Gesù Risorto, speranza del mondo”, punto di riferimento credibile che sa offrire agli uomini e alle donne di oggi un orizzonte di senso.
I credenti, che hanno ricevuto e vivono per grazia la speranza cristiana, partecipano a questa missione, la comunicano agli altri con la loro testimonianza, facendosi “anima del mondo”.

Gli operatori dei media di ispirazione cristiana hanno un loro modo proprio e originale di partecipare a questa missione della Chiesa. La realizzano tramite i loro giornali ponendosi come “soggetti attivi” nel racconto e nell’interpretazione della realtà e della storia alla luce e con la forza della fede cristiana, ben sapendo che i media sono strumenti potenti e pervasivi della trasmissione di idee vere/false e di valori/disvalori, di formazione di opinioni e di comportamenti, nonché di modelli culturali.(2) Anzi, i media stessi sono “portatori di una nuova cultura che nasce, prima ancora che dai contenuti, dal fatto stesso che esistono nuovi modi di comunicare, con nuovi linguaggi, nuove tecniche, nuovi atteggiamenti psicologici”.(3)

SEGNI DI SPERANZA

Numerosi sono i media cattolici, tramite i quali i credenti testimoniano la speranza cristiana. Hanno obiettivi comuni e caratteristiche tecniche analoghe a tutti gli altri media, tuttavia si distinguono da essi per lo spirito che li anima: è lo spirito evangelico che li porta a raccontare e riflettere sull’intera realtà dal punto di vista dei valori cristiani, con la passione e lo sforzo di interrogare e interpretare l’uomo d’oggi per offrirgli la vera e unica speranza che è Gesù e il suo Vangelo.

Proponendo di fatto una visione del mondo “alternativa” a quelle imperanti, ricercano costantemente la verità e il bene dell’uomo, “informano” l’opinione pubblica ai valori evangelici, danno voce a chi è ritenuto o risulta debole agli occhi del mondo, portano a conoscenza di tutti le innumerevoli e concrete testimonianze d’amore e di solidarietà, privilegiano le “buone notizie” anche nelle vicende complesse e travagliate. Tre sono i gap, tipici della società di oggi, sui quali principalmente intervengono: “la perdita dell’interiorità, l’incontro superficiale e la sostituzione della verità con l’opinione.”(4)

Tra i media di ispirazione cristiana, i periodici diocesani (settimanali o mensili; cartacei oppure on line; nonché le agenzie di stampa locali), diffusi nell’intero Paese con una presenza rilevante in testate e copie, hanno caratteristiche proprie che ne fanno una realtà peculiare.

- Sono i giornali d’informazione di una diocesi, in stretto rapporto quindi con le rispettive comunità ecclesiali, di cui fanno trasparire la vitalità e la freschezza, il senso profondo e lo slancio della missione. Sanno coniugare questo impegno nel concreto del vissuto quotidiano e della cultura, non in modo astratto, ma in modo esperienziale.

- Non si chiudono comunque all’interno di una comunità ecclesiale, anzi sono giornali essenzialmente legati ad un territorio di cui raccontano la storia e la vita, facendosi soggetti attivi all’interno di esso, solidali con il popolo che vi abita, punto di riferimento informativo e culturale, strumento di partecipazione popolare.

- La loro presenza informativa pone in essere una “rete” di collegamenti che contribuisce alla costruzione sia della comunità ecclesiale che della comunità civile, radicandosi in una storia locale, dotata delle sue tradizioni, dei suoi valori e dei suoi personaggi.

- Diventano così strumento di auto-identificazione di una comunità civile ed ecclesiale di uno specifico territorio che sente il giornale come proprio e indispensabile al suo esistere.

Per tutti questi motivi si propongono come segno vivo di speranza cristiana in un preciso ambiente.

Sarebbe auspicabile che ogni singola diocesi o più diocesi in sinergia li proponessero. Ponendo anche in essere gli investimenti e i progetti di marketing necessari per consolidarli e svilupparli, secondo una mentalità imprenditoriale e non più assistenziale, costituendo piccole redazioni di operatori regolarmente assunti (ora è finalmente possibile adottare contratti adeguati alle loro dimensioni), affiancati da collaboratori più o meno volontari, offrendo così posti di lavoro soprattutto ai giovani.

Da oltre un secolo molte diocesi hanno adottato i settimanali d’informazione come importanti strumenti di evangelizzazione e di acculturazione, luoghi d’impegno per tanti laici. Sono un segno della creatività della comunità cristiana che spesso ha saputo anticipare la presenza di altri giornali sul territorio, a dimostrazione della grande lungimiranza di chi li ha fondati.

È appunto nel segno di questa lungimiranza che oggi è richiesto il coraggio di fondare nuovi giornali là dove ancora mancano, di potenziare quelli esistenti e anche di rileggere il senso della loro attuale presenza, perché siano in grado di rispondere efficacemente al nuovo contesto mediatico, agli scenari profondamente mutati che sollecitano a interpretare e cogliere i segni dinamici e le provocazioni della presenza viva dello Spirito.

È innegabile che il periodo è difficile, ma è anche favorevole: in un mondo globalizzato, le persone avvertono sempre più il bisogno di valorizzare e di “rifugiarsi” nel proprio ambiente particolare (il futuro dell’informazione a stampa si fa sempre più locale, come dimostrano le sperimentazioni in atto nei quotidiani nazionali); d’altra parte, di fronte a un’informazione culturalmente monocorde, si sente forte più che mai il bisogno di voci alternative.

Di fronte a questi scenari, le diocesi non dovrebbero restare indifferenti.

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