APPROFONDIMENTI

25/03/2015 - INTERVENTO DELL'ASSESSORE ATTILIO GALMOZZI SULLA RIFORMA DELLA SCUOLA

L’annunciata riforma della scuola da parte del Governo Nazionale, impone delle serie riflessioni rispetto ai risvolti che essa produrrà nel lungo termine, essendo la scuola pubblica uno dei segmenti più importanti della progettualità di un Governo. Sulla scuola si gioca una delle partite più difficili in quanto, una sua buona riforma, garantirà il rilancio del bene comune più prezioso di un Paese.
Una buona riforma dovrebbe partire da un’analisi approfondita dell’esistente, l’individuazione dei punti di forza e di caduta del modello attuale, una condivisione degli obiettivi con tutti gli attori del complessi sistema scolastico:le/gli insegnanti, tutti, le/gli operatrici/ori del settore, le famiglie, le organizzazioni sindacali, e non ultimi i comuni, i quali, come Crema, attraverso il Piano Per il Diritto allo Studio, s’inseriscono a pieno titolo nei soggetti che promuovono il diritto e il successo scolastico degli alunni della scuola dell’obbligo.
Certamente cambiare la scuola a colpi di Decreto non è un modello vincente. Sarebbe saggio utilizzare i prossimi mesi per costruire una strada condivisa con tutti i soggetti interessati, affinché la riforma sia davvero epocale. Altrimenti, di epocale, ci sarebbe solo la rapidità con la quale s’impone un cambio di modello, non la sua sostanza.
Nella riforma paventata dal Governo nazionale, il rischio concreto è che si affronti tutto, per risolvere poco, rendendo più saldi i nodi anziché la loro risoluzione. Il tema del precariato nella scuola deve diventare il tema centrale: l’U.E ha già più volte richiamato l’Italia rispetto al tema delle assunzioni dei docenti precari, e su questo aspetto languono assunzioni di responsabilità in tal senso da parte del Governo Italiano. Condivido il forte richiamo della Presidente della Camera Laura Boldrini rispetto alla necessità di stabilizzare i docenti di seconda fascia i quali, è giusto ricordarlo, rappresentano una percentuale rilevante del corpo docente, fondamentali nella tenuta del sistema istruzione nel suo complesso. Come si può pensare di costruire una riforma epocale se, ad esempio, la base di partenza è la precarizzazione dei lavoratori che ne rappresentano l’ossatura centrale e non il corollario?
Il tema dei presidi-manager, con lo svilimento degli organi collegiali quali il collegio docenti, la possibilità che la nuova figura dirigenziale possa assumere direttamente i docenti, ne stabilisca il merito, ne determini la “produttività” sono propri di sistemi economici, non della scuola pubblica, e mi auguro che questo tema sia rapidamente estromesso dalla bozza che il Governo valuterà a breve.
Per concludere, il tema spinoso del rapporto tra scuole pubbliche e parificate. Se si vuole davvero costruire una riforma epocale, è giunto il momento di affrontare il tema con laicità e con una visione non ideologica ma razionale e ponderata. I tempi sono maturi per un bilancio che sia oggettivo e scevro da visioni retrograde.
Dopo 15 anni dalla Riforma Berlinguer, padre della parificazione, è giunto il momento di rispondere con chiarezza ad un quesito non procrastinabile: la riforma dell’articolo 33 della Costituzione, è ancora attuale e funzionale oppure va riscoperto il senso affidatogli ai padri costituenti?


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